certo dipende sempre dal bimbo..nicco ad esempio quand'era dell'eta' di tuo figlio (mi sembra passato un secolo) non faceva caso all'esempio...cioè non si accorgeva delle differenze comportamentali intorno a lui..escluse cose che riteneva "gravi"...credo che l'esempio abbia iniziato a viverlo come insegnamento da piu' grandino...e mi sono resa conto che, in lui, la percezione dell'esempio è cambiata nel crescere....come presa di coscienza dell'essere parte di un tutto...ed essendo figlio unico, ovviamente, quello che percepiva era un mondo concentrato su di lui..questa è una cosa che ho tentato di evitare il piu' possibile facendolo stare, sin da piccolissimo, con altri bambini..Lupina wrote:Ma infatti è giusto che un bambino a tre anni compiuti cominci pian piano a discernere quando e dove si può fare come ci pare e dove invece bisogna contenersi un po'.
Non è lo sculaccione che insegna, ma l'osservazione dei comportamenti altrui, l'interiorizzazzione, l'esternazione dei propri bisogni, l'ASCOLTO ATTIVO (lo scrivo grosso perchè ci sta dando dei risultati strepitosi), la discussione, il contenimento dei capricci, il ragionamento.
Per riallacciarmi a quello che spiegava Lenina prima, è vero, ci sono dei dogmi imprescindibili nella nostra infanzia, comportamenti che io chiamavo i COSI'-E-NON-SI-DISCUTE. In realtà, da adulta, mi sono resa conto che se avessero avuto tempo e voglia di spiegarmeli, li avrei capiti senza problemi.
Ed è quello che sto tentando di fare con mio figlio, a volte con successo, a volte meno. Non è detto che ottenga un risultato, ma ci provo.
il nido, in questo, è importantissimo...fa prendere atto al bambino che le sue esigenze possono non essere, in quel momento, prioritarie rispetto a quelle degli altri bambni... e anche qui si innesta il discorso dell'acquisizione delle "regole", secondo me...

